Sulla Musica

La musica ha una natura intelligibile, non v’è dubbio in questo; essa è il risultato del rapporto tra suoni e intelletto. Il suono non è musica. È musicale il significato che l’intelletto acquisisce nella percezione di un evento sonoro. Non si discute della bellezza o della bruttezza di un suono, più in generale affermo una qualità della musica, espressa nella facoltà dell’intelletto di stabilire relazioni significative. Sulla Musica è una teoria della intelligibilità musicale con la quale ipotizzo che i processi di pensiero musicale sono attivati per via di un percorso diverso da procedimenti razionali direttamente connessi ad una modalità strutturata del discorso. I processi di pensiero musicale sono forme di pensiero non sequenziale il cui pensiero è relativo alla capacità dell'intendere secondo un'attività autonoma da regole logico formali. 

Il passaggio del pollice

Il passaggio del pollice è uno degli elementi tecnici più importanti per lo studio del pianoforte; esso accompagna il pianista lungo tutto l’arco degli studi dagli esordi alle esecuzioni professionali. In questa trattazione viene esaminato lo studio del passaggio del pollice nella sua evoluzione storica per comprendere la relazione tra sviluppo del gesto pianistico ed esecuzione del passaggio del pollice.  Così, in questo esame, lo studio e la pratica di questa particolare tecnica propongono una riflessione sul gesto pianistico e sull'uso del pollice che, nel pianoforte moderno, non può più giovarsi del solo movimento del dito, almeno per gran parte dei passi della letteratura di repertorio.

Battere il tempo o dirigere?

«La tradizione è la somma degli errori» sosteneva Artur Schnabel. Un’affermazione critica rivolta ad una possibile inferenza negativa che la tradizione - fatta di memoria, testimonianze e notizie - ha sul testo, connotandolo di errori. La lettura dell’opera in questo modo è inquinata e ne consegue un problema di interpretazione. Luciano Berio ha scritto nella presentazione di Cronache del Luogo, una sua opera. «La musica la posso analizzare ma non posso descriverla.». Ma se la musica non la si può descrivere, come è possibile valutare un processo esecutivo? Come è possibile ponderare una inferenza negativa della testimonianza? Esiste un problema di decodifica del testo, di inadeguatezza di trascrizione dell’idea musicale? L’esecuzione non ha un valore oggettivo ed ha un valore imperscrutabile, tutto sommato ci sono delle differenze che hanno a che fare con il processo messo in atto dall’interprete. La risposta può essere nel temine intelligibilità.

Battere il tempo o dirigere?

La Sonata 1924 si presenta come una macrostruttura formalmente aperta e in continua evoluzione materica. In essa gli elementi tematici e accompagnamentali tendono a perdere il loro ruolo originario per acquisire una dimensione funzionale di figura antagonista, integrandosi con un tratteggio che mostra simultaneamente aspetti resi funzionalmente duttili durante la loro elaborazione: impiantata appunto alla maniera stravinskiana. Una maniera che de-storicizza l’oggetto compositivo, dapprima datato nella sua iniziale configurazione “à la maniere de”. Ricollocandolo poi in una sorta di ristrutturazione che re-interpreta, per così dire, la sua collocazione ideale nell’evoluzione del pensiero musicale. In definitiva l’arte deformativa di Stravinsky si libera in tutta la sua creatività nello sviluppo neobarocco della trama continua, che svela qui le sue potenzialità non soltanto polifoniche ma soprattutto di tessuto che si rende capace delle possibilità più diverse in ogni, persino imprevedibile, spunto creativo.  Continua a leggere

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